martedì 13 luglio 2010

Where did you sleep last night



Così ho seguito il tuo consiglio.

Ho messo due cose nello zaino, ho fatto il pieno, ho pulito il vetro della macchina che il serbatoio dell’acqua è sempre vuoto, ho spento il telefono e sono andata.
Non è successo subito.
Ero li, seduta al suo fianco, facevo domande, davo risposte, mi guardavo intorno senza vedere, restando aggrappata al filo dei miei pensieri.


Poi ha allungato una mano, mi ha sfiorato il viso. Un gesto casuale, o forse un modo per richiamare la mia totale attenzione, non so.
Però da quel momento in poi è andata proprio come hai detto tu.
I pensieri sono evaporati.
Ho staccato completamente la spina dal ieri, dal domani.
È esistito solo l’adesso.

Un uomo, una donna, il pezzo d’autostrada più bello d’Italia, giù, fin dove Scilla tende la mano a Cariddi.
E poi di nuovo su, la statale che ti porta all’altro mare, senza fretta, senza una meta precisa, discorsi leggeri, la musica, l’influenza della luna sul nostro umore, guarda che bello quello scorcio, senti che stacco che dà qui il basso.
Il sapore del pesce spada marinato, il profumo dell’origano e dell’olio d’oliva sulla focaccia caldissima, la Falanghina che scende nella gola fresca al punto giusto, le gambe che si allungano sotto il tavolo, le mani nelle tasche dei pantaloni, il pensiero che non è quello il modo appropriato per stare seduti al ristorante ma adesso non importa, sto bene così.
La sua mano che si chiude a pugno battendo sul petto, siamo pochi, è vero, ma resistiamo. E poi la riapre, con l'altra a suonare la batteria sul tavolo, sfidandomi a indovinare il pezzo

Progetti.
Un giorno, quando ne avrò abbastanza di carte nella mia vita, aprirò un ristorante.
Un giorno, quando avrò abbastanza soldi, restaurerò le due stanze che ho nel borgo antico e ne farò una piccolissima locanda, pochissimi coperti, solo per gli amici, una stufa a legna di quelle che si usavano una volta.
Poi la locanda prende vita dalle nostre parole, e le due stanze non bastano più a contenere i nostri progetti, i dieci tavoli, il caminetto, la stanza per fare musica dal vivo, solo unplugged però, solo per poche persone, e allora si comprano le due casette del medico, sono attaccate l’un l’altra da un passaggio in pietra, dovresti vederlo, è fantastico.
Ed io lo vedo, e già mi sono innamorata, del borgo, del passaggio in pietra, della locanda, degli amici che si ritrovano a fare musica, e glielo dico.
Facciamolo insieme, ribatte, ed io rispondo si, facciamolo, e lo dico sul serio, perchè è adesso, e tutto è possibile, fattibile, realizzabile.

E ancora il sapore della prima sigaretta dopo sei mesi, e la testa leggera per il vino, e l’aria della notte, e i Doors a tutto volume e lui che si esalta parlando di Jim Morrison che forse non è morto, e poi gesticola mentre guida un po’ troppo veloce, e potrebbe anche finire qui, stasera, sul pezzo d’autostrada più disastrato d’Italia.
Invece non finisce, e siamo nel piccolo borgo, mi mostra il passaggio in pietra, e i balconcini con la ringhiera in ferro battuto, e la voce struggente di Kurt Cobain è il sottofondo ideale, sembra quasi rivivere, bello e dannato con la sua chitarra, tra queste mura antiche.

Il sonno è arrivato improvviso, pesante, immediato, come una saracinesca che si abbassa all’ora di chiusura, tutti fuori, solo buio, e silenzio.
Quando mi sono svegliata l’adesso era sparito, lasciando il posto all’oggi. Aprire gli occhi e ritrovare intatti i miei pensieri, gli stessi di ieri, uguali a prima dell’adesso, è stato un tutt’uno.
Ho rispettato il copione, ho sorriso, allungato una mano, e con la testa ero già fuori, in viaggio verso casa.
In macchina ho riacceso il telefono e ti ho trovato, ciao splendore come va.
Avrei voluto scrivertelo, che avevi ragione, i pensieri si possono scacciare, ma sono come cani fedeli, li ritrovi ad aspettarti dietro la porta. Ma tanto il silenzio che segue il fracasso della baldoria lo conosci benissimo, anche se fai di tutto per non sentirlo.

I live uptown I live downtown I live all around

My girl my girl where will you go

6 commenti:

Il rospo dalla bocca larga ha detto...

Una bella descrizione di uno scorcio di vita così personale che rende banale ogni possibile commento... Le tue parole sono scivolate giu più veloci della Falanghina. La quiete dopo la tempesta è un must, ci facciamo tutti i conti prima o poi.

petrolio ha detto...

meraviglioso, i sogni si sono dischiusi in un attimo e tanti me ne son venuti in mente… segreto della condivisione del sentire! bellissimo A., bellissimo! :)

bussola ha detto...

stupendo... abbiamo sognato tutti insieme a te....

Aitor ha detto...

emozionante davvero...

l'ho letto ascoltando la voce di Kurt...

Dada ha detto...

dada si inchina e raccoglie gli applausi assumendo quell'aria di finta modestia del tipo "maddai, è una cosetta da nulla.." e invece gongola un bel po', ecco l'ho detto, oh!

Il Ballo dei Flamenchi ha detto...

tenera e delicata, come una voce nella nebbia... lontana. Lontana.