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martedì 31 agosto 2010

Paolo Nutini Autumn

Mancano ancora un po' di giorni all'arrivo dell'autunno.
Ma c'era una luce diversa stasera, col sole che ha squarciato d'improvviso le nuvole un'ora prima del tramonto, come un uomo che ha dormito un lungo sonno dopo aver lavorato instancabile giorni e giorni, e svegliatosi riposato e rinfrancato, sbadiglia e si stiracchia prima di addormentarsi di nuovo.
Anche l'aria è più fresca, e accarezza lieve la pelle mentre
il filo sottile del fumo della sigaretta si attorciglia al filo di malinconia che mi accompagna in quest'ultima notte di agosto.
Il mio nuovo giubbino di (finta) pelle fa bella mostra di se sulla gruccia, e aspetta che l'estate finisca davvero per essere indossato.

venerdì 11 giugno 2010

"...Go"


Crash!
Capita di sentirtelo rimbombare, nelle orecchie, nello stomaco, nelle visceri, quando ti rendi conto che stai pigiando un po’ troppo sull’acceleratore.
Crash!
D’istinto incolli la schiena al sedile, ti irrigidisci sul volante, ti concentri meglio sulla strada, ma l’unica cosa sensata che dovresti fare non la fai.
Crash!
Il botto, lo schianto, lamiere aggrovigliate, l’adrenalina che sale, la vita che ti passa in veloci fotogrammi, e poi chissà, il dolore.
Crash!
Continui a tenere giù il pedale dell’acceleratore, e intanto pensi che se è scritto che tu debba morire giovane, non è poi un modo malvagio di farla finita, in una sera così, con questa luce, il vento carico di odori che ti scompiglia i capelli, la musica, la macchina che risponde bene e affronta veloce l’ultima curva prima che compaia il mare.

domenica 6 giugno 2010

Il filo sottile


Dice << Il filo sottile che tiene insieme due persone.>>
<< Quale filo? >> dice lei, come se tornasse a terra da una grande distanza.
<< Il filo di tutto quello che le tiene collegate anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.>>
<< Perchè dici filo? >>
<< Perchè è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l'affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione.>>
Lei lo guarda. Lui pensa a quello che succede ogni volta che con M. decidono di non sentirsi più e il filo che li collega sembra sul punto di spezzarsi: al senso di vuoto che gli cresce intorno e gli preme sui timpani e gli risucchia l'aria dai polmoni e gli impedisce di stare fermo in un punto.
Dice << Però non è affatto scontato che ci sia, il filo >>.
<< No? >>
<< No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.>>
<< E allora perchè pensavano di essere legati?>>
<< Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c'è nessun filo che lo segua.>>
<< Che triste.>>
<< Si. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.>>
<< Come fai a sapere che invece il filo c'è?>>
<< Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose.>>
<< E di cosa è fatto, questo filo?>>
<< Di uno scambio continuo di domande e di risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, no? E differenze.>>
Lei fa per dire qualcosa, ma il suo cellulare suona, con la buffa musichetta sincopata che ha scelto tra le tante suonerie possibili. Subito dopo suona quello di lui. Si mettono a parlare tutti e due, ognuno inclinato verso il proprio finestrino per schermarsi dalla voce dell'altro.

(Pura vita – Andrea De Carlo)


Ti è capitato. E più di una volta.
Di “sentire” il filo invisibile tendersi attraverso spazio e tempo. E di percepire distintamente i pensieri, le emozioni, le sensazioni, scorrere su di esso.
Conosci il senso di vuoto che prende quando quel filo ti impongono o ti imponi di spezzarlo. E la frenesia con la quale cerchi di riempire gli spazi vuoti rimasti con parole, risate, gesti convulsi.
Sai fino a che punto può penetrarti nella carne ogni volta che lo tiri cercando delle conferme. E conosci l'ostinata caparbietà con la quale percorri la strada che esso ti indica anche se logica, raziocinio e buoni consigli vorrebbero che camminassi dalla parte opposta.
Poi arrivi ad un certo punto e ti dici che è ora di smetterla con le baggianate. E che i fili invisibili non esistono, sono solo frutto della tua fantasia, una fiaba che ti racconti per dare una pennellata di vernice speciale a cose assolutamente ordinarie come le “abitudini così forti da sembrare saldature permanenti”.
Eppure ti capita ancora. Di fermarti all'improvviso, qualsiasi cosa tu stia facendo, con i sensi in allerta. Di restare sospesa per qualche attimo concentrata su quella sensazione strana che ti prende alle spalle. Di scacciarla, infine, con un sorriso ostinato. Prima che la sensazione diventi qualcosa di tangibile e traducibile in parole.

Enough To Be On Your Way



avevo una casa a due piani un tempo.
e al secondo piano c'era uno studio.
che diventava il mio regno, quando di notte la casa si addormentava e nel silenzio si sentiva solo il ticchettio delle dita che correvano sulla tastiera.
era un periodo di nuove scoperte.
non sapevo, ad esempio, che la musica poteva correre sui fili ...
invisibili attraversando l'italia da un capo all'altro, e giungendo fino a me nei tempi ragionevolmente brevi che la connessione analogica di un modem a 16 kbps permetteva.
ripenso alle notti nello studio della casa a due piani ogni volta che riascolto questa canzone.
a volte si sentiva il rumore del mare.
a volte ero felice.
spesso mi entusiasmavo per le piccole cose.
riuscivo a sorprendermi, financo.


venerdì 4 giugno 2010

Viento




Ha litigato coi panni rimasti stesi ad asciugare.
Ha squarciato la cappa asfittica di scirocco che avvolgeva di grigio cose e persone soffiando via fino all’ultimo, appicicaticcio residuo.
Si è placato, infine, lasciando sbuffi di nuvole bianche su un cielo azzurro cartolina.

E' arrivato stanotte.

Con uno sfondo così le enormi eliche delle pale eoliche appaiono come simulacri di un antico dio dimenticato